Una città a misura di automobile

PREMESSA: dal 3 all'8 dicembre sono stato a Fort Lauderdale in Florida. Mia prima volta fuori dall'Europa.

Il mio hotel era sulla 17th strada di Fort Lauderdale, una strada a quattro corsie per lato che porta sul lungo mare. Dal lato del mio hotel c'erano altri hotel e nessun bar o ristorante interessante. Dal lato opposto c'erano alcuni ristoranti italiani, un fast food, alcune pizzerie e una caffetteria Starbucks. Dovevo quindi attraversare la strada, larga una quarantina di metri per rifocillarmi.

La prima sera, sebbene stanco dal viaggio, ero troppo curioso per fare un giretto a piedi al caldo. Ricordiamoci questo: il percorso più breve sarebbe di una quarantina di metri. Un po' intimorito da una strada a otto corsie dove tutte le macchine viaggiano a 35 miglia all'ora (56km/h) inizio a percorrere il marciapiede cercando le strisce pedonali per attraversare. Scopro ben presto che le strisce pedonali sono solo in coincidenza coi grossi incroci. Il più vicino è a 250 metri da me. Da 40 metri sono passato quindi a 500 metri per attraversare la strada.

Poi il semaforo pedonale merita un paragrafo tutto suo. Occorre fare la richiesta col pulsante come ormai in tutto il mondo. L'attesa è però lunghissima: almeno due turni del semaforo per le automobili. Inoltre "il verde per i pedoni" che qui è bianco, dura pochissimo e comunque, come indicato nei cartelli ai semafori, non ti garantisce che le automobili non ti investano visto che la svolta a destra è consentita anche con semaforo rosso.

Fatto sta che per un po' di volte ho attraversato la strada usando quel semaforo. Poi mi sono accorto del perché gli americani usano tanto le bevande da asporto e girano sempre con il bicchierone della bibita in mano. A tardo pomeriggio sono andato da Starbucks perché avevo sete e voglia di qualcosa di simile al caffè. Prendo un maledettissimo miscuglio di caffè, latte, ghiaccio, menta e panna montata con polvere di cioccolato sopra*. Mi siedo nelle panche, al fresco dell'aria condizionata e grazie al wifi gratis occupo il tempo a chattare con gli amici in Italia. Nel mentre termino anche la bevanda portatrice di diarrea. Soddisfatto e ignaro del mio futuro sul cesso, esco e torno in hotel percorrendo ancora una volta i 500 metri lungo la strada e aspettando alcuni minuti davanti al semaforo pedonale. Davanti all'hotel mi accorgo di avere di nuovo sete. Praticamente sono andato in caffetteria solo per prendere la diarrea.

Decido allora di dimostrare la mia italianità e di attraversare la strada alla prima occasione fregandomene delle strisce e dei semafori. Non sarà politicamente corretto ma è l'unico modo per non perdere anni di vita e centimetri di suole di scarpe alla ricerca delle strisce pedonali. Alla fine le macchine vanno tutte piano (tutti rispettano i limiti) e i semafori raggruppano le automobili quindi ci sono periodi in cui la strada è deserta. Sicuramente meno pericoloso che attraversare a piedi un attraversamento pedonale in Italia. Però poi anche questa soluzione mi ha lasciato l'amaro in bocca. Oltre a me, giustificato dalla nazionalità italiana, attraversavano la strada solo i barboni e gli ubriaconi (questi ultimi nemmeno aspettavano che non passassero le macchine).

Alla fine sono diventato americano pure io. Per prendere il caffè dall'altra parte della strada ho preso l'automobile. Esco dall'hotel, salgo in macchina (una Hyundai Elantra 1400 cc di cilindrata turbo benzina, 128 cv), accendo l'aria condizionata, percorro 40 metri per attraversare la strada, parcheggio, prendo il caffè. Questa è la vera America!

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* è la ricetta per la diarrea assicurata.

Pizza pepperoni

PREMESSA: dal 3 all'8 dicembre sono stato a Fort Lauderdale in Florida. Mia prima volta fuori dall'Europa.

Continuo con il racconto della mia esperienza americana. Ho praticamente sempre mangiato da solo scegliendo il ristorante a caso tra quelli nelle vicinanze dell'hotel. La prima sera, stanchissimo dal viaggio, la scelta è stata obbligata: panino e patatine fritte in una catena di fast food: BurgerFi. Panino tipo MacDonald ma voto addirittura negativo alle patatine messe a friggere senza aver tolto la buccia. Schifose da vedere e da mangiare.

Il giorno seguente mangio in riva all'oceano, sul lungomare un petto di pollo con una salsa ai funghi. Bello da vedere e buono da mangiare. Ovviamente l'americano vuole rendere immangiabile anche ciò che gli riesce bene e quindi la cameriera mi propone di aggiungere "parmesan cheese". Sarò stato scortese ma non ho trovato alternative se non rispondere con "No, thanks. I am italian."

Anni fa Tommy mi aveva raccontato che negli Stati Uniti esisteva la "pizza pepperoni" dove i "pepperoni" è il salame piccante. Per verificare la cosa, ho scelto un ristorante italiano davanti all'hotel e ho ordinato una "pizza pepperoni" chiedendo quali ingredienti ci fossero. La cameriera stupita della domanda mi ha risposto "pepperoni". Ah ok. La pizza era, come previsto, col salame nemmeno tanto piccante. Pizza veramente buona. Impasto soffice. Pomodoro e mozzarella ottimi. Il ristorante è Giorgio's a 1499 SE 17th St, Fort Lauderdale. Merita.

Nelle vicinanze c'è un'altra pizzeria dal nome italiano*: Panaretto. Evitatela nonostante le buone recensioni su Google e TripAdvisor: la pizza è buona ma il fondo è carbonizzato e fuligginoso. E' come firmare per il cancro.

Gli altri giorni ho mangiato in compagnia. Un giorno abbiamo mangiato greco tanto per non amalgamarci con la nazione che ci ospitava. Un altro giorno abbiamo mangiato italiano. Ho chiesto delle scaloppine con una salsina pepata. Buono ma non ho capito il senso della tazzina da thé piena di spaghetti al pomodoro che mi hanno dato come contorno alle scaloppine. Perché?

L'ultima sera, cena ufficiale tra italiani in un ristorante da fighetti affacciato sui canali con gli yachts attraccati. Bellissima la faccia del cameriere a cui abbiamo chiesto cinque bistecche di manzo senza nessuna salsina e insalata come contorno senza avocando, senza uvetta e senza nessun'altra verdura: una bistecca con l'insalata! Punto! Ci ha chiesto per dieci volte se eravamo sicuri di non voler condimenti: se hai la materia prima buona, non serve mischiare e coprire tutto con le salsine!

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* Mangiare italiano all'estero è sempre un rischio. Puoi prendere il cuoco del luogo che non ha mai mangiato in Italia ma pensa di saper cucinare italiano. Puoi prendere il cuoco del luogo che ha mangiato in Italia ma ha capito che tanto deve fare da mangiare a persone che non hanno mai mangiato in Italia. Puoi prendere il cuoco italiano che ha mangiato in Italia ma non è capace di cucinare: con tutti i ristoranti e i possibili clienti che ci sono in Italia, se sei bravo, non c'è bisogno di emigrare.

Un aeroporto viola

PREMESSA: dal 3 all'8 dicembre sono stato a Fort Lauderdale in Florida. Mia prima volta fuori dall'Europa.

Avrei dovuto volare da Bologna a Miami, passando da Düsseldorf, con la compagnia AirBerlin che però all'ultimo ha cancellato il volo sull'oceano. Poco male, insieme ad una coppia di turisti riminesi diretti alle Bahamas, sono stato dirottato su un volo British Airways / American Airlines che faceva scalo a London Heathrow: l'aeroporto viola.

Già sull'aereo, poco prima dell'atterraggio, descrivono l'aeroporto, il cammino che si deve prendere e fanno un lieve riferimento al personale vestito di viola che sarà a disposizione per chiarimenti. Il primo impatto appena scendi dall'aeroporto è devastante: è immediato pensare di aver sbagliato aeroporto, nazione e continente! Il personale in viola proviene tutto dalle colonie inglesi nel continente indiano e limitrofi. Probabilmente ci sono più indiani a Heathrow che in un qualunque aeroporto indiano.

Fanno benissimo il loro lavoro: non ti lasciano il tempo di cercare le informazioni; sanno già da dove vieni, cosa stai cercando e dove devi andare. Accompagnano i viaggiatori in un percorso che diviene obbligato attraverso due terminal e altrettanti controlli di sicurezza. Senza essere mai stato in quell'aeroporto e senza aver letto nessun cartello sono arrivato all'imbarco del volo American Airlines senza nessun tipo di problema o indecisione. Veramente efficienti.

Due cose sarebbero da sapere prima di arrivare a Heathrow:
  1. Non vestirsi di viola;
  2. Il wi-fi è gratis solo per mezz'ora e per ottenerlo devi registrarti n-mila volte rinunciando alla privacy n-mila volte. Mezz'ora per completare la registrazione e mezz'ora per navigare gratis. Tra le cose che ho compilato c'era anche la richiesta della carta fedeltà Heathrow Rewards che mi dà diritto a qualche sconto in aeroporto purché mi ricordi di portarla con me la prossima volta che per sbaglio faccio scalo a Londra.

Il bello della colazione

PREMESSA: dal 3 all'8 dicembre sono stato a Fort Lauderdale in Florida. Mia prima volta fuori dall'Europa.

Per me non è mai stato un problema vivere in hotel anche per lunghi periodi. Una delle cose che mi piace di più è godermi con calma la colazione: è quando la mente già sveglia attende il risveglio del corpo davanti ad una tazza di caffè e ad alcune paste. Farei colazione anche per un'ora consecutiva ma purtroppo devo poi andare a lavorare.

Nella mia prima esperienza in USA questo non è stato possibile. Già la situazione mi puzzava un po' quando la receptionist mi ha detto che la sala colazione era l'ingresso (che io ho sempre pensato si chiamasse "hall" e invece si chiama "lobby"). La mattina seguente ho avuto la conferma. Sul bancone della reception erano presenti tre thermos di acqua e caffè, bicchieri di cartone con tanto di coperchietto per l'asporto e un cesto di muffin e barrette ai cereali OGM che nemmeno all'Eurospin...

Nessuno stava facendo colazione e le uniche tre poltroncine dell'ingresso erano ancora libere. Prendo una bicchierone di caffè e alcuni muffin con il terrore e la sicurezza di tirarmi il caffè addosso come faccio abitualmente con qualunque contenitore aperto di liquido. Riesco ad evitare la tragedia e mi fermo su una poltroncina a fare lentamente colazione come sono abituato.

Nel frattempo vedo passare alcuni americani. "Passare" è il verbo giusto. Senza praticamente interrompere il passo prendono un bicchiere, lo riempono di caffè, lo chiudono col tappo da asporto, afferrano due muffin e se ne vanno. Se hanno la macchina nel parcheggio, si sistemano comodamente al suo interno e consumano la colazione a macchina accesa con l'aria condizionata a palla. Se non hanno la macchina fanno dietro front e ritornano camera a fare colazione. Pure la colazione take-away!

Durante questi trasferimenti con il caffè il mano si vede perché ammiro gli americani: con tre bicchieri di caffè bollente nelle mani riescono a vivere una vita completa senza buttare nulla a terra. Vedi americani con le mani occupate da bicchieri bollenti riescono a rispondere al cellulare, a chiamare l'ascensore, a salutarti, a portare le valigie, ad aprire gli sportelli della macchina...

Cari americani, non capite un cazzo di niente, da come si consuma la colazione a come si mangia in genere, ma siete tutti dei bravissimi equilibristi. Vi ammiro.


Non le interessa il lavoro?

Mi arriva una mail di notifica da Linkedin: qualcuno vuole collegarsi con me che, se fossimo su Facebook vorrebbe dire che qualcuno mi ha chiesto l'amicizia per farsi i fatti miei.
E' una recruiter che, se parlassimo italiano sarebbe una cacciatrice di teste e che, se dicessimo le cose come stanno sarebbe una che specula sul mondo del lavoro. Io non guardo in faccia a nessuno: ti vuoi fare i fatti miei? Accontentata: ora sei un mio collegamento.
Tra i fatti miei su Linkedin c'era, ora l'ho rimosso, il mio numero di telefono e quindi mi arriva subito la chiamata dalla speculatrice del lavoro.
Speculatrice: Buonasera, sono X Y dell'agenzia Z e abbiamo appena comunicato su Linkedin.
Io: Mi dica.
Speculatrice: Volevo sapere se era interessato ad un lavoro.
Io: Non sono interessato.
Speculatrice: Ma quindi non le interessa un lavoro?
Io: Ho già un lavoro.
Speculatrice: Ma se non sa quale lavoro voglio proporle come fa a non essere interessato?
Io: Sono a posto così.Grazie.
Tutto questo condito con una certa dose di arroganza tipico dei poveri centralinisti che cercano di venderti l'abbonamento al telefono, i pannelli solari gratis o l'olio d'oliva al prezzo dell'oro.

Certo fa estremo piacere essere nella categoria delle figure professionali a cui viene periodicamente offerto del lavoro però tutto si ferma lì. Per esperienze personali recenti che mi hanno portato ad odiare la categoria degli speculatori del lavoro, so benissimo che dietro ci sono offerte ridicole che non tengono monetariamente conto dell'esperienza di una persona. I simpatici fanno spesso vedere la foto del cartello, credo realmente esistito, "CERCASI APPRENDISTA CON ESPERIENZA", nel mio caso la situazione è identica ma scritta in maniera diversa: "CERCASI PROFESSIONISTA ESPERTO CHE ACCETTI LA PAGA DA APPRENDISTA".

Un po' di rispetto.

Trincia: cambio cinghia

Dobbiamo ancora imparare ad usare la trincia e quindi ogni situazione è buona per capire i limiti della macchina. Poto la siepe di lauro: proviamo a trinciare la potatura. Finisco di raccogliere i fagiolini: proviamo a trinciarli. Finisce la campagna delle zucchine: trinciamo anche quelle. Finisce la campagna dei meloni sotto serra: porto in campo aperto un mucchio di piante arrotolate e provo a passarci sopra con la trincia. Il mucchio di piante non entra? Alzo il sollevatore e poi abbasso la trincia in movimento sul mucchio di piante: ecco il momento del patacca è arrivato! Le piante si arrotolano nel rotore che si ferma. Le cinghie usate, unica parte della trincia in evidente usura, iniziano a slittare e a fumare. Nella foto sotto si vede come le ho trovate dopo la manovra scellerata. Dopo tre tentativi del commerciante fornitore di ricambi sono riuscito a trovare le cinghie della lunghezza giusta. Nella foto sotto c'è il modello montato così la prossima volta, spero non ricapiti, vado a colpo sicuro.


Cambiare una frizione di sterzo

Questo è uno degli articoli che avrei dovuto scrivere più di un anno fa (Maggio 2015) ma che solo ora ho tempo di scrivere.

Non ero riuscito a completare l'ultima aratura del 2014 con il Minitauro cingolato perché non avevo più trazione al cingolo sinistro: per avanzare dritto con l'arato dovevo continuamente correggere a destra ed era praticamente impossibile sterzare a destra perché il trattore si fermava completamente. Recuperato l'aiuto di un meccanico esperto abbiamo proceduto allo smontaggio della frizione. Di seguito il procedimento passo per passo che mai sarei riuscito a compiere da solo.

Prima chiaramente bisogna svestire il cingolato rimuovendo tutto quello che c'è sopra la frizione da smontare: nel mio caso serbatoio olio idraulico, sedile, parafango e barra di traino. Poi bisogna sollevare il trattore dal lato da smontare. Una persona aziona le frizioni e l'altra fa girare la catena del cingolo per portare la maglia di giunzione sulla corona dentata. A questo punto la catena va aperta sperando di non dover bestemmiare troppo con la mazzetta per sfilare il perno.

Dopo aver spostato la catena (attenzione alle mani, è pesantissima!) e riabbassato il trattore, va sganciato il cingolo dalla balestra anteriore e dal perno centrale aprendo il relativo supporto. Poi va risollevato il trattore quel tanto che basta per liberare la ruota dentata dalle maglie della catena. Ora si può svitare la coscia (chiamata anche chitarra) e portarla via con l'aiuto di un muletto facendo attenzione all'ingrassatore dello spingidisco che va sfilato.


A questo punto rimane in bella vista il pacco frizione da sfilare dopo aver svitato il grosso bullone sull'asse. All'interno del pacco frizione ci sono molle molto potenti: bisogna quindi svitare le otto viti non prima di averlo compresso in una pressa o in un sistema equivalente per non verderselo esplodere in faccia. Sempre con l'aiuto del meccanico abbiamo svitato le otto viti schiacciando il pacco frizione tra il mandrino e il piano del trapano a colonna.

A questo punto i dischi frizione sono liberi. Quelli in materiale di attrito possono essere sostituiti con quelli nuovi e aiutandoli sempre con una pressa si possono riavviare le viti avendo cura di posizionare i dischi nell'ordine giusto e in fase tra di loro altrimenti è po impossibile inserirli nel tamburo del freno.


Ma alla fine qual'era il problema? Non erano i dischi finiti che, in realtà, erano solo un po' usurati ma comunque, vista l'occasione, da sostituire insieme al nastro del freno. Il problema era la ruggine che aveva bloccato la leva di azionamento dello spingidisco. La leva arruginita non era mai tornata in posizione di riposo e la frizone era rimasta premuta. Lo snodo della leva è un semplice perno in ghisa che ruota su bronzine. Sfilato il perno con molta fatica ho provveduto a rettificarlo manualmente e a rimuovere tutta la ruggine. Ho rimontato poi il tutto con un po' di grasso per rallentare il nuovo processo di ossidazione.

Trincia

La riduzione delle attività dell'azienda agricola di mio padre e la conseguente scelta di inerbire buona parte dell'appezzamento ci ha portati a dover acquistare una trinciaerba. Il mercato del nuovo non ha presentato nulla di buono: prezzi altissimi perché chi deve gestire un'attività prossima alla chiusura causa pensionamento. Non ce la siamo sentita di puntare al mercato delle attrezzature cinesi e quindi abbiamo puntato, come al solito, all'usato.

Dopo un po' di ricerche abbiamo trovato una trinciaerba con larghezza di lavoro 150cm e dotata di cassone per caricare il trinciato: assolutamente inutile per noi ma per 800 euro valeva sicuramente la pena acquistarla visto i cuscinetti nuovi e le lamiere non forate dalla ruggine. Non so che marca sia. La coppia conica è una Bondioli&Pavesi quindi garanzia di di qualità e resistenza.

Appena scaricata dal camion ho smontato il cassone posteriore intuendo subito un possibile problema: lo scarico alto, anche se coperto da un eventuale telo pesante, lancia erba e polvere ovunque.


Nel frattempo ho dovuto aggiungere qualche spatola (sì, non sono coltelli e non sono mazze) mancante e sostituire quelle piegate. Le ho acquistate su internet su http://www.ironshop.it/. Controllando le misure ho acquistato 10 spatole compatibili con le trince Muratori e cinque cavallotti per trince Terranova tutto per una quarantina di euro compresa spedizione.


Dopo qualche prova in cui ci siamo completamente impolverati la decisione è stata una sola: tagliare la parte sopra e trasformare la trinciacaricatrice in una trincia tradizionale. Un po' di smerigliatrice angolare per tagliare il cofano e poi 34 elettrodi per saldare tutto il nuovo cofano e i nuovi supporti per il terzo punto.


La trincia, progettata per trinciare e raccogliere erbetta nei campi da calcio e nel giardini pubblici, era dotata di ruote sull'anteriore assolutamente inadatte all'uso in campo agricolo in quanto troppo piccole e facilmente intraversabili trasformandole in piccoli aratri.

Inoltre la bocca anteriore era portetta da un'unica bandella di gomma telata che stendeva l'erba più alta che di fatto non veniva tagliata. Abbiamo provveduto ad eliminare la bandella e a sostituirla con dei pezzi di catena, anche questi saldati al telaio.

Infine era giusto rendere giustizia alla nuova trincia riverniciandola completamente di un colore "orrendo": RAL3009. Perché ho scelto questo colore? Era quello che costava meno.


La raccomandata più costosa

Quest'anno ho lavorato in tre aziende diverse. Ho lavorato nell'azienda "A" fino all'otto febbraio, giorno in cui l'azienda "B" ha affittato il ramo d'azienda da "A". L'azienda "A" si è dimenticata di pagarmi lo stipendio dal primo gennaio all'otto febbraio. Dal giorno otto febbraio sono quindi diventato dipendente dell'azienda "B" fino al trentuno marzo quando ho deciso di cambiare settore e mansione. L'azienda "B" ha regolarmente pagato gli stipendi. Ora sono felicemente impiegato nell'azienda "C".

L'azienda "A" rimane con molti debiti da saldare e in luglio vende tutto all'azienda "B". In mezzo ci si mettono i tribunali, gli avvocati, i commissari... un casino in cui non voglio entrare.

Mi arriva una raccomandata che mi invita a certificare il mio credito verso l'azienda "A". La certificazione va fatta tramite posta certificata, va indicato il credito lordo, gli interessi, ... tutte cose che non conosco e che francamente non voglio conoscere.

Vado a cercare le risposte da un sindacato; non metto il nome di quattro lettere e non metto nemmeno il simbolo di colore rosso: non voglio far pubblicità gratuita ai sindacati. Chiedo al sindacalitsta cosa devo fare: chiedo come recuperare i miei soldi. La risposta è in un piccolo foglietto giallo. Sopra c'è scritto "50 euro" da pagare per andare avanti. Col sorriso sulle labbra l'impiegato aggiunge anche: "ti ho pure fatto lo sconto!".

Mezz'ora per fare le fotocopie della mia carta d'identità e delle mie buste paga insolute per inviarle via raccomandata ai commissari gestori dei debiti dell'azienda "A". Nella stessa giornata il simpatico sindacalista ha "aiutato" altri tre miei ex colleghi: 200 euro incassati in due ore per fare delle fotocopie... se lo sapessero gli stagisti e i co.co.co. co.co.pro. costretti a farle gratis con buona pace dei sindacati!

Secondo il sindacalista esperto, dice lui, in recupero crediti dovrò aspettare anni per rivedere i miei soldi. Bisogna avere pazienza, dice lui.

Poi sento girare una voce: una ex dipendente delle aziende "A" e poi "B" ha mandato una raccomandata all'azienda "B" citando l'articolo 2112 del codice civile ("Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda") e ha ottenuto il pagamento degli stipendenti arretrati. Chiamo il sindacalista che nega assolutamente che esista un articolo simile nel nostro codice civile altrimenti, dice lui, sarebbe troppo facile ottenere gli stipendi arrettati. Dopo averne verificato l'esistenza dice che secondo lui non è possibile che venga considerato valido e quasi rifiuta la mia richiesta di mandare una raccondata all'azienda "B" chiedendole di pagarmi gli stipendi arretrati. Gli ricordo che gli ho dato 50 euro e quindi accetta di spedire la raccomandata anche se continua a sostenere che è tempo sprecato.

Venerdì scorso i soldi degli stipendi arretrati sono arrivati sul mio contocorrente. Caro sindacalista ignorante, sicuro di esserti meritato i 50 euro?

Dimostrazione di "Ape Proto" a Gattolino

Oggi a Gattolino di Cesena c'è stata una dimostrazione di gara di prototipi con la forma dell'ApeCar 50. Dall'ApeCar Piaggio hanno recuperato solo la cabina. Il telaio è generalmente un traliccio di tubi e il motore è di derivazione motociclistica passando dai motocilindrici quattro tempi di moto da cross ai quattro cilindri giapponesi di vere e proprie superbike da asfalto.

I ragazzi di Chi Burdel di Tratur di Gattolino hanno realizzato due circuiti paralleli e (forse non troppo) identici per far gareggiare i prototipi due alla volta senza correre i rischi delle gare a circuito unico.


Ecco il video di due manche ad eliminazione.

SMATPHONE?

Ingresso Secante di Cesena nella rotonda Edmeo Lugaresi
Quanti errori ci sono in quel cartello?
  1. Si scrive "smartphone".
  2. Si chiama "smartphone" perché pui fare altro oltre a telefonare. Quelli che rispondono allo "smartphone" mentre guidano sono una minoranza rispetto a quelli che leggono e inviano messaggi su Whatsapp, leggono Facebook o un quotidiano online.
  3. Se ho un telefono non "smart" posso rispondere?

Motocompressore

Più o meno un anno fa mio babbo ha portato a casa un oggetto che pensavo invendibile: un motocompressore per cantiere edile. Era formato da un montore Lombardini 720 da 18cv e un compressore bicilindrico Atlas-Copco LE8. Aveva pagato il tutto 200 euro. Molto lentamente ho iniziato a guardarci e a rimetterlo in sesto.

Lavaggio completo con idropulitrice, sostituzione olio motore e olio compressore e primo tentativo di accensione fallito. Il motorino di avviamento non girava bene. Smonto il motore Lombardini dal telaio e poi il motorino di avviamento. Due spazzole erano completamente usurate. Dopo un po' di limate riesco ad adattare quelle del motorino di avviamento di una Fiat 127 ma ancora non ci siamo. Anche il collettore su cui strisciano le spazzole va rettificato. Mi viene in aiuto il trapano a colonna su cui far ruotare il collettore da lucidare con la carta vetrata.


Nel frattempo vedo che anche il leveraggio dell'acceleratore è bloccato come pure la pompa di iniezione. Fortunatamente è bastato smontare pompa e pompante per sbloccarlo dalla lieve ruggine che aveva fatto nel periodo di inattività. Il motore ora funziona. Posso rimontarlo nella struttura e rifare con cura l'impianto elettrico.


Anche il compressore funziona a parte una crepa nel serbatoio, subito saldata, e la valvola di massima che perde leggermente. Interessante il sistema di regolazione del giri motore: raggiunta la pressione di 8 bar una valvola manda l'aria ad un pistoncino che "toglie il gas" al motore diesel.

A questo punto devo farlo bello per cercare di rivenderlo al prezzo più alto possibile. Raddrizzo e lucido il cofano. Compro due kg di vernice gialla e lo vernicio completamente con la pistola a spruzzo.


Ora è perfetto, posso metterlo in vendita su internet. Dopo un giorno c'è subito una persona interessata. Dice che è bellissimo, che gli serve, che va benissimo, che il prezzo non è un problema e poi mi offre 500 euro a fronte della mia richiesta di 1000 euro. Ma stiamo scherzando?
Dopo qualche mese mi chiamano dei ragazzi marocchini che vogliono portarlo in Marocco. Alla fine cedo e mi accontento di 700 euro. Vengono a ritiralo con una Golf e io gli faccio notare che nel bagliaio non ci entra. Loro non sono preoccupati. Estraggono dalla Golf un mazzo di chiavi e una grossa smerigliatrice angolare e iniziano a smontare pezzo per pezzo il motocompressore e a tagliare tutto quanto. Fanno a pezzetti il cofano che avevo lucidato e verniciato. Dicono che in Marocco è pieno di meccanici che non fanno niente e che possono risaldare tutto... 

STEZZO?

Dal sito internet: moc.ehcilottaceizicima.www//:ptth

Erpice rotante Lely

Un mesetto fa ho acquistato un erpice rotante Lely, 10 rotori quindi largo 250 cm e oltre. Ovviamente l'erpice rotante era rotto e il prezzo di conseguenza era modico: 300 euro compreso l'albero cardanico con limitatore di coppia con bullone di sicurezza. La rottura, ad una prima occhiata, riguardava un rotore che era uscito dal proprio albero e il vecchio proprietario aveva tentato malamente di saldarlo. Gli altri rotori sembravano tutti a posto e i denti tutti quasi nuovi.


In realtà c'era altro: un altro rotore si era sballato ed era stato malamente riparato inserendo dei chiodini tra i denti di accopiamento tra albero e rotore. Due rotori da buttare e mentre i restanti in ottime condizioni come poi mi accorgerò. Decido buttare i due rotori e ridurre la larghezza dell'erpice rotante a 200 cm.

Per fare questo dovrei smontare i due alberi a sinistra per sostuirli a quelli rotti al centro dell'erpice rotante. Devo anche sfilare la coppia conica e tutti i portacuscinetti superiori per aprire completamente l'erpice rotante ed eliminare il misto di aqua/olio/grasso che normalmente c'è dentro gli erpici rotanti.

Non sono bastati i martelli da due chili e le bestiemme per sfilare i rotori dagli alberi, segno di un'ottimo accoppiamento e di ottimi materiali olandesi. Alla fine sono riuscito a smontare il minimo indispensabile per eseguire l'accorciamento della cassa dell'erpice rotante che ora può accogliere solo 8 rotori in ottime condizioni. Sostituito il grasso interno, ridimensionata la barra anteriore, ridimensionato il rullo a gabbia, raddrizzate le sponde ed eccoci pronti per la prima e l'ultima prova su campo dell'erpice rotante.


Il risultato è eccellente. L'erpice rotante è silenzioso e non scalda. Con poco lavoro di manutenzione e nessun ricambio (cuscinetti e paraolii sono tutti in ottime condizioni) ho un ottimo erpice rotante da vendere. E non si tratta di una mia idea: messo su subito.it una settimana fa, dopo due giorni ho già concluso la vendita per 1250 euro.