Una settimana senza internet

Ora, che ho di nuovo internet, è divertente analizzare come cambiano le abitudini senza internet e, altra faccia della medaglia, come internet ha cambiato le nostre abitudini.

I telegiornali ritornano ad avere importanza in quanto sono stati l'unica fonte di informazioni: è stato fondamentale seguire ogni edizione dei telegiornali (in particolare il TG3 Regionale) per sapere per quanto avrebbe nevicato. Siamo tornati a seguire il telegionale in religioso silenzio e a conoscere alla perfezione gli orari di messa in onda. La tensione emotiva sperimentata durante la sigla iniziale del telegiornale era paragonabile a quella durante la partenza di una gara di Formula 1.

I computer hanno iniziato ad prendere polvere. Ormai il computer si usa solo per andare su internet. Cosa ci fai con un computer senza internet? Io ho acceso il computer tre volte per scrivere su un file di testo i precendi tre articoli del blog. Non fossi stato occupato nello spalare la neve, probabilmente avrei installato qualche vecchio gioco sperando che i CD masterizzati siano ancora buoni dopo quasi dieci anni.

Il televisore, al di fuori del telegiornale, non è tornato a fare presa sulla nostra attenzione. Colpa dei programmi televisivi orrendi e della pubblicità che interrompe troppe volte e per troppo tempo i pochi film. La TV è cambiata, non è quella degli anni 90, quando internet non c'era.

Alla sera a letto presto (fuori c'è neve, non si può uscire) o ad osservare per un paio d'ore, dalla finestra, l'intervento dell'autogrù dei facchini che solleva il rimorchio di un camion entrato nel fosso a lato della rotonda. Praticamente l'attrazione principale della settimana senza internet.

Quota settanta

Questo articolo è stato pubblicato in un secondo momento a causa del black out telefonico che mi ha fermato per otto giorni.

Siamo a 70 centimetri di neve. Ancora, comprensibilmente, senza internet e telefono. L'unico mezzo di informazione è la televisione. Ogni TG dedica un servizio di 90 secondi alla situazione della Romagna e un servizio di cinque minuti sulla situazione di Roma, dove quindici centimetri di neve hanno paralizzato la vita di tutti i giorni. E' capitato anche qui: per ultimo mercoledì scorso e non ha pianto nessuno. Anzi ci si è rimboccati le maniche e si è iniziato a spalare senza sosta visto quanto sta succedendo. Lo dimostrano anche i servizi dei TG, nei novanta secondi romagnoli si vedono solo persone intente a spalare; nei cinque minuti romani si vedono solo persone che si lamentano, compreso un fascista con in faccia l'espressione furba di George Bush Jr e tra le mani un foglio che agita insistentemente. Pare che né lui e né il suo team abbia compreso quanto scritto nel foglio.

Quota settanta è quanto hanno retto le serre dell'insalata a fianco a casa. Tre si sono afflosciate sotto il peso della neve durante il pomeriggio. Adesso attendiamo le altre.

Disservizi

Questo articolo è stato pubblicato in un secondo momento a causa del black out telefonico che mi ha fermato per otto giorni.

Ieri sera è mancata per due ore la corrente elettrica ma con il generatore a benzina ho potuto mangiare e riscaldarmi tranquillamente dopo l'odissea.

Sempre da ieri sera non funziona il telefono, quindi nemmeno internet. Questa mattina telefono al 187. Risponde una musichina assolutamente irritante "popporoppopporop..." e dopo tre minuti un'operatore a cui segnalo il guasto. Mi dice che c'è un problema in centrale e che entro il quattro febbraio sarebbe stato risolto. Se non sa ell'emergenza neve in Romagna mi pare un po' tanto. Se sa dell'emergenza neve mi vuole colpevolmente illudere.

Poco dopo mi accorgo che il problema non è in centrale: è di fianco a casa mia in quanto il filo che porta il telefono da casa del mio vicino spenzola a terra. Decido di ritelefonare al 187 per dargli informazioni più precise. Risponde la musichina irritante "popporoppopporop..." e dopo tre minuti un voce registra su un nastro mi chiede gentilmente di non occupare le linee del 187 in quanto ho già segnalato il guasto e di attendere fino al quattro febbraio... e pensare che io volevo solo aiutarvi...

Io dovevo andare a Verona

Questo articolo è stato pubblicato in un secondo momento a causa del black out telefonico che mi ha fermato per otto giorni.

Dovevo andare a Verona, due giorni, per lavoro. Ci sarei poi tornato domenica, per la Fiera Agricola. Ieri, ai primi fiocchi di neve e dopo avvisi da ogni tipo di ente di pubblica sicurezza, ho invece annullato tutto. Per fortuna.

Questa mattina a casa mia piove e tira vento: lancio due bestemmie in quanto convinto di aver ingiustamente annullato la gita per l'allarmismo scatenato dalle catastrofiche previsioni meteo del giorno prima. Inoltre, Sottocorona, il meteorologo di La7, mette sole per tutta la giornata. A conti fatti mi chiedo se crede che oggi sia il primo d'Aprile. Nessuna traccia della neve del giorno prima ed inizio a percorre i 25km che mi separano dal lavoro. A metà strada le goccie di pioggia sono già dei fiocchi di neve. Mi telefona Tommy da Fratta Terme chiedendomi se sarei andato al lavoro e dicendomi che il Forlivese è sommerso dalla neve. Sono a metà strada, continuo. A Forlì le strade sono già ghiacciate e i primi camion iniziano ad intraversarsi in frenata e ad accumularsi nelle rotonde in quanto non provvisti di gomme termiche o di catene. Per la verità non le ho montate nemmeno nella mia Matiz ma se la cava ancora bene.

Al lavoro arrivano più o meno tutti mentre la neve continua a cadere. Succedono cose che è bene non raccontare (c'è la crisi e ci tengo al mio lavoro) e lentamente arrivano le 16:00. La mia Matiz è sommersa da cinquanta centimetri di neve (lo spazzaneve non ha avuto pietà delle macchine parcheggiate). Con la pala e la scopa io e Flavio spaliamo la neve dalle nostre macchine, poi io devo montare le catene... anche qua le bestemmie riscaldano l'aria, peccato non riscaldino le mie mani. Prima Fabrizio e poi Riccardo mi danno supporto morale nel montaggio delle catene; attività mai fatta in vita mia se non per prova in un autunno di anni fa appena acquistata la macchina. Credo di aver impegnato un'ora buona a montare le catene.

In rosso tratteggiato il percorso tradizionale.
In blu quello a causa dei camion bloccati dalla neve.

A questo punto inizia l'odissea del ritorno a casa, che non è durata quanto quella di Ulisse, ma mi ha tenuto impiegato per tre ore buone. A Bagnolo ci sono camion nel fosso e non è possibile prendere la Cervese di Forlì. Allora
provo ad attraversare il Ronco passando da Villa Selva. La macchina è inguidabile anche con le catene: a venti chilometri all'ora sono riuscito a fare un testa coda nel dritto, in mezzo alla zona industriale di Villa Selva... fortuna che la strada è larga. Proseguo per andare a prendere la Cervese sperando che sia libera (negli altri anni nevosi si è sempre dimostrata la miglior strada) ma la speranza dura poco. A Pievequinta insieme a camion, nei fossi, ci sono pure gli spalaneve. Altri camion senza catene provano a fare manovre insperabili anche con l'asciutto e bloccano il traffico per un'ora. Nel frattempo si fanno un po' di chiacchiere, fermi in mezzo alla
tormenta. Quello dietro di me è di Pioppa. C'è una famiglia con due bambini che chiama i Carabinieri chiedendo di intervenire contro i camionisti albanesi... come fai a sapere che sono albanesi... e, in ogni caso, cosa cambia?

Convinti i camionisti a togliersi dalla strada, si devia per Bastia, poi per San Pietro in Campiano, poi per San Zaccaria, poi Case Murate procendendo a meno di venti chilometri all'ora perché la mia macchina continua a sbandare ovunque. Finalmente nei comuni di Cervia e Cesena pare aver nevicato meno e si può procedere più spediti. Sono le otto di sera quando parcheggio la  macchina in garage.

Tre ore per tornarmi a casa. Sarebbero state meno di due senza i camionisti impreparati (nessuno aveva le catene) e senza la sosta sulla Dismano per risistemare le catene nella mia macchina.

Un pensiero (cattivo) va al direttore di Radio Centrale che martedì ha preventivamente accusato il sindaco di Cesena di fare allarmismo...